Insegnamenti

Ambienti virtuali e digital storytelling

Giandomenico Caruso

Archivistica digitale

«Archivistica e archivi sono ... inevitabili cartine di tornasole delle modifiche che attraversano la società stessa» (F. Valacchi, Archivistica, parola plurale, in «Archivi»,XIII/1, gen.-giu. 2018, p. 6); da questa considerazione si comprende come il rapporto tra il mondo degli archivi e le tecnologie digitali non possa essere néepisodico né solo tecnico, ma piuttosto sia stabile e organico. Tanto è vero che, alla luce degli sviluppi della rivoluzione digitale, l’archivistica tradizionale ha dovuto rivedere in profondità i suoi statuti epistemologici.
Eppure «Per molti dei loro utenti, gli archivi costituiscono una sorta di “scatola nera”. Senza interrogarsi più di tanto sulla loro struttura e sulle loro dinamiche, essi si concentrano sui risultati che possono ricavarne...» (S. Vitali, Premessa a L. Giuva, S. Vitali, I. Zanni Rosiello, Il potere degli archivi.Usi del passato e difesa dei diritti nella società contemporanea, Milano, Bruno Mondadori, 2007, p. VII).
L’insegnamento di Archivistica digitale intende fornire agli iscritti le cognizioni per poter applicare al patrimonio archivistico metodologie digitali di valorizzazione capaci di ridurre il divario esistente tra la complessità della realtà documentaria e l’efficacia della comunicazione.

Stefano Gardini

Sono responsabile degli archivi cartacei del Comune di Milano, confluiti ora nella Cittadella degli Archivi, il nuovo polo archivistico iper-tecnologico che ho avuto l’incarico di avviare oltre 6 anni fa. Una sfida originale, che mi ha permesso di applicare all’’archivistica la mia formazione economico-finanziaria, oltre ad una personale passione per l’arte e la storia. Da questo improbabile mix è nata una delle realtà archivistiche più interessanti ed alla avanguardia del panorama nazionale, la Cittadella degli Archivi appunto. La mia intenzione è trasmettere agli studenti le esperienze, conoscenze e competenze che ho acquisito in materia di indicizzazione informatica dei fondi, di protocollo informatico, agende e strumenti digitali per la ricerca, la consultazione e la programmazione degli accessi agli archivi, oltre alla codificazione dei processi di archiviazione massiva di fondi e superfondi. Condividerò i progetti di digitalizzazione di fondi documentali e di fondi fotografici realizzati, e le conoscenze circa i costi e tempi standard dei loro processi. Inoltre, illustrerò loro alcune tecniche di valorizzazione e comunicazione del patrimonio archivistico attraverso i tanti progetti culturali ed artistici, collaborazioni scientifiche, partnership istituzionali ed universitarie, mostre ed eventi realizzati da Cittadella in questi anni, non trascurando alcuni aspetti di fundraising e partenrship pubblico-private e di comunicazione attraverso i social e i media.

Francesco Martelli (sovrintendente archivistico del Comune di Milano)

Biblioteconomia digitale

►Fabio Venuda (Dipartimento di Studi storici, Università degli Studi di Milano)

Computational history

►Giulia Giannini (Dipartimento di Studi storici, Università degli Studi di Milano)

Copyright e legislazione relativa ai contenuti digitali

Il Corso su copyright e legislazione relativa ai contenuti digitali affronterà tutti i problemi giuridici correlati al dato digitale, con particolare attenzione al suo VALORE ECONOMICO (diritto d’autore, utilizzazioni libere, segreto, vincolo contrattuale e, in generale, data economy), alla sua CIRCOLAZIONE (dati sui social network, possibilità di alterazione dei contenuti, attribution/paternità) e alla sua PROTEZIONE (GDPR e sicurezza nella custodia e trasmissione dei dati). Il corso sarà particolarmente focalizzato sui contenuti oggi circolanti sulle piattaforme sociali, nelle grandi banche dati (big data) e negli archivi pubblici e privati, con un’attenzione specifica anche alla libertà di cultura/diffusione e agli open data.

►Giovanni Ziccardi (Dipartimento di Scienze giuridiche, Università degli Studi di Milano)

Creazione, gestione e analisi dei corpora, text retrieval, analysis e mining

L'analisi automatica del testo svolge un ruolo fondamentale nelle Digital Humanities. Metodi e tecniche di text mining, knowledge extraction, topic discovery trovano applicazione in numerosi ambiti sia nel contesto degli studi umanistici, sia nel mondo della comunicazione. Due esempi interessanti (e molto distanti, a riprova dell'eterogeneità delle diverse applicazioni) sono l'index thomisticus, pionieristica indagine nell'ambito della storia della filosofia (►http://www.corpusthomisticum.org), e Culturomics, un'affascinante indagine storico-linguistica condotta attraverso l'analisi automatica dell'enorme corpus di Google Books (►http://www.culturomics.org/). L’evoluzione della lingua e della comunicazione ma anche l’interpretazione delle fonti storiche e l’indagine di archivio così come lo studio dell’evoluzione della cultura e del pensiero, passano attraverso lo studio delle tracce lasciate dagli eventi e dagli uomini nel testo scritto. L’incredibile quantità di testimonianze tuttavia non consente uno studio sistematico di tali fonti su larga scala se non attraverso il ricorso a tecnologie di analisi del testo. Si tratta pertanto di un bagaglio di competenze indispensabile per lo studio delle scienze umane.

►Alfio Ferrara (Dipartimento di Informatica, Università degli Studi di Milano)

Digital history

Storia contemporanea e Digital Humanities
Anche la ricerca storica, inclusa quella contemporaneistica, deve confrontarsi con le risorse e le informazioni rese disponibili dall’universo digitale. La raccolta delle fonti, la loro elaborazione, la comunicazione dei risultati e la loro condivisione pubblica passano attraverso pratiche che sono in larga parte digitalizzate. Oltre a una riflessione di carattere teorico sulla trasformazione che il confronto con il web ha determinato negli studi di storia contemporanea e nell’uso critico delle fonti, le lezioni daranno spazio ad alcune applicazioni concrete di storia digitale e di storia con il digitale. In particolare, la disponibilità in rete di fonti archivistiche, documentarie, iconografiche sarà l’occasione per verificarne l’utilità in merito ad alcune tematiche specifiche (ad esempio, la storia dello spazio urbano); saranno inoltre proposti alcuni percorsi critici di digital public history, allo scopo di evidenziare i linguaggi, le modalità e i risultati dell’incontro sul digitale tra storici professionisti e comunità interessate ai rapporti tra storia e memoria, tra processi globali e loro ricadute sulla vita quotidiana nel territorio.

►Mauro Elli (Dipartimento di Studi storici, Università degli Studi di Milano), ►Blythe Alice Raviola (Dipartimento di Studi storici, Università degli Studi di Milano)

Medioevo e medievisti nell’arena digitale
L’avvento delle tecnologie informatiche e telematiche ha determinato, a partire soprattutto dagli anni settanta del XX secolo, nuove forme di accesso all’informazione anche in campo storico e di conseguenza ha creato nuovi contesti di ricerca, di insegnamento, di comunicazione, di pratica storica. Le nuove tecnologie si sono distribuite su tutto l’arco dell’attività storica: dalla conservazione e messa a disposizione delle fonti, alla ricerca e produzione storiografica qualificata, alla comunicazione scientifica, alla divulgazione e alla didattica. Se i primi risultati significativi vennero raggiunti nel trattamento delle fonti, successivamente si è passati dal “web dei documenti” al “web dei dati”: le sfide più recenti per lo storico provengono infatti dalle tecnologie dei Linked Open Data. Ma Internet ha significato anche un nuovo modo, condiviso con il pubblico, di fare storia. Di qui la metafora dell’arena: perché il web è un contesto nel quale si confrontano, e spesso si affrontano, diversi modi di fare storia pensati per differenti destinari. Una Digital History declinata sul periodo medievale significherà dunque un duplice percorso: da un lato l’individuazione di strumenti e metodi propri delle nuove tecnologie per la ricerca, la didattica, l’informazione e la condivisione pubblica storica; dall’altro la ricostruzione delle tappe fondamentali attraverso le quali si è arrivati all’odierno panorama delle digital humanities applicate alla storia. Il tutto senza escludere, anzi presupponendo, la conoscenza e il confronto con le risorse tradizionali codificate del mestiere storico. Per non rischiare di allargare eccessivamente un quadro che davvero è globale, il corso si concentrerà soprattutto su esperienze di ambito italiano.

►Marina Gazzini (Dipartimento di Studi storici, Università degli Studi di Milano)

Digital manuscript studies

Il corso introduce alla teoria e alla pratica dello studio dei manoscritti, fornendo un panorama di teorie e pratiche specificamente dedicate all’analisi, alla descrizione e alla riproduzione degli stessi in ambiente digitale per un più ampio allargamento degli orizzonti euristici, l’apertura di nuove metodologie d’indagine e la sperimentazione di innovativi canali di fruizione e comunicazione delle informazioni culturali.

►Marta Mangini (Dipartimento di Studi storici, Università degli Studi di Milano)

Digitalizzazione, Digital Curation e preservation

Il corso tratta delle varie fasi del ciclo di vita delle mediateche digitali: catalogazione, digitalizzazione, indicizzazione, organizzazione, gestione, conservazione e fruizione di informazioni multimediali (documenti testuali, audio, video, immagini).

►Federica Zanardini (Direzione ICT, Università degli Studi di Milano)

Editoria, codifica ed edizione digitale dei testi

Cosa è oggi una pubblicazione digitale? Sia essa un oggetto di studio, di ricerca o un prodotto a più ampia divulgazione, occorre pensare al pubblico e allo scopo, andando oltre la tradizionale forma-libro e individuando il modello più adatto.
Nell’ambito dell’editoria digitale sono disponibili ormai da tempo standard, codifiche, strumenti hardware e software per la realizzazione di prodotti altamente innovativi, sia nel campo accademico sia in quello più genericamente commerciale.
In questo corso, attraverso esempi concreti e casi di studio, tratteremo dell’enhanced ebook, nello standard epub3, che permette di creare vere e proprie applicazioni-libro, adatte a valorizzare i contenuti multimediali. 
Poi, spostandoci nel campo più specifico delle Digital Humanities, parleremo di edizioni critiche digitali, valutando sia standard consolidati (come il sistema TEI), sia approcci più innovativi, che sfruttano le potenzialità del semantic web.
Dal punto di vista tecnico saranno affrontati, a un livello di approfondimento dipendente dalle conoscenze pregresse della classe, linguaggi di codifica specifici come SGML, XML, RDF e SKOS, valutandone il livello di applicabilità in progetti esistenti.
L’obiettivo specifico del corso è fornire al discente gli strumenti per una conoscenza teorica e pratica dell’odierna editoria digitale, dando agli interessati la possibilità di ulteriori approfondimenti legati a tematiche specifiche.

►Francesco Tissoni (Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali, Università degli Studi di Milano)

Fondamenti, sviluppi e metodologie delle Digital Humanities

"C’è stata una rivoluzione tecnologica dettata dall’avvento del digitale. In tempi brevi, essa ha generato una evidente mutazione nei comportamenti degli umani e nei loro movimenti mentali. Nessuno può dire come finirà.
Voilà.
E adesso vediamo se si può fare di meglio"
Alessandro Baricco, The Game

►Blythe Alice Raviola (Dipartimento di Studi storici, Università degli Studi di Milano), Simona Turbanti (Università degli Studi di Milano)

Museologia e museografia digitali del patrimonio culturale materiale e immateriale

Davide Spallazzo, Raffaella Trocchianesi

Laboratorio di Catalogazione e valorizzazione del patrimonio museale

►Marcella Mattavelli (Ufficio Gestione e Valorizzazione dei Beni del Patrimonio Culturale e Museale, Università degli Studi di Milano)

Laboratorio di GIS (Geographic Information System) per i beni culturali

Un GIS è un sistema informativo che, attraverso il ricorso a specifici database, consente di organizzare e di elaborare dati geografici, unendo coerentemente geometrie digitali (forme e simboli), dati alfanumerici (informazioni testuali) e contenuti multimediali in un unico sistema di riferimento geografico. Questo strumento permette di gestire e di manipolare una grande varietà di dati e di processi spaziali, aprendo la strada a un approccio multidisciplinare. Negli ultimi anni stiamo assistendo a una sempre maggiore interazione fra tecnologia e scienze umanistiche, in particolare per ciò che concerne le applicazioni GIS nell’ambito della gestione e della valorizzazione dei beni culturali. Come molte applicazioni pratiche dimostrano, l’approccio pluridisciplinare, sintetizzato nel concetto di Geographic Information Science (GISc), che in alcuni ambiti sta superando quello di semplice GIS, si conferma vincente nell’elaborazione dei dati, in quanto consente di utilizzarli appieno grazie all’impiego di differenti approcci e di molteplici metodologie di studio.
Il laboratorio si pone come obiettivi l’acquisizione delle basi pratiche di utilizzo di un software GIS e, tramite anche il ricorso a una vasta case history, l’apprendimento delle tecniche di manipolazione dei geo-dati, così da poter sviluppare percorsi di ricerca autonomi e soluzioni inedite.

Daniele Dapiaggi

Laboratorio di linguaggi testuali per la rappresentazione dei dati

Il modulo illustra i diversi approcci usati per memorizzare informazioni mediante linguaggi testuali. Partendo dal formato ASCII, verranno introdotti i metodi di codifica di caratteri estesi e lo standard Unicode, arrivando alla trattazione delle caratteristiche dei formati CSV e XML.
Tra le esperienze di rilievo in questo ambito, si annoverano i ruoli di membro del working group sullo standard IEEE 1599 per la codifica dell’informazione musicale in XML e la partecipazione a comitati per la standardizzazione di metadati catalografici in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU) per conto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

►Adriano Baratè (Università degli Studi di Milano)

Laboratorio di modellazione e acquisizione 3D per i beni culturali

Laura Micoli (Dipartimento di Meccanica, Politecnico di Milano)

Laboratorio di programmazione in Python

Il corso introduce i concetti fondamentali della programmazione orientata alle Digital Humanities attraverso il linguaggio di programmazione Python. La sintassi e la versatilità di Python, lo hanno reso il linguaggio di riferimento in molti domini scientifici e stanno promuovendo il suo utilizzo anche in discipline umanistiche. In particolare, Python è una scelta eccellente per la gestione, l’organizzazione e l’analisi di contenuti testuali e visivi, elementi fondamentali di molti studi umanistici. In questo corso introdurremo la sintassi e i costrutti fondamentali del linguaggio in modo da sviluppare soluzioni per affrontare diversi problemi tipici delle Digital Humanities. Nell'ultima parte del corso verranno presentati e implementati alcuni casi d’uso riguardanti l’analisi di contenuti testuali. Data la natura introduttiva del corso, non è richiesta alcuna esperienza di programmazione.

►Matteo Zignani (Dipartimento di Informatica, Università degli Studi di Milano)

Laboratorio di linguaggi per il web

La realizzazione di pagine Web attraverso tecnologie e linguaggi quali HTML5, CSS e JavaScript consente la realizzazione di portali per la valorizzazione e la diffusione di beni culturali acquisiti in formato. Il modulo di laboratorio si focalizza su tali aspetti, introducendo ed esemplificando l’utilizzo dei principali linguaggi per il Web.
Tra le iniziative di maggior rilievo seguite dai docenti in questo ambito, si annoverano la intranet del Teatro alla Scala e dell’Archivio Storico Ricordi, il portale dell’Herbarium Universitatis Mediolanensis e la creazione di interfacce avanzate per la fruizione di contenuti musicali (Bach Digital, IEEE 1599, ecc.).

►Luca A. Ludovico (Dipartimento di Informatica, Università degli Studi di Milano)

Laboratorio Wiki-media Italia per i beni culturali

Luigi Catalani, Marco Chemello

Linked Open Data e Semantic Web

►https://www.youtube.com/watch?v=uju4wT9uBIA
►https://medium.com/@gpirrotta/generazione-e-verifica-di-notizie-di-qualit%C3%A0-attraverso-il-web-semantico-la-storia-di-liliana-6cd81f05e9fe

Simona Turbanti (Università degli Studi di Milano)

Museologia e museografia digitali del patrimonio culturale materiale e immateriale

L’insegnamento affronta il progetto della fruizione culturale nel rapporto con le tecnologie digitali.
Il programma si articola in due ambiti principali:

  • nuove modalità di documentazione, archiviazione, musealizzazione, visualizzazione e valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale mettendo a fuoco nuovi linguaggi e strutture narrative;
  • modelli ed esperienze di fruizione museografica nella dimensione spaziale, ponendo l’attenzione sulle dinamiche e meccaniche di interazione abilitate dalle tecnologie digitali e sulla relazione tra visitatore e bene culturale.

L’insegnamento è strutturato in lezioni ex-cathedra sia di ordine teorico-critico-metodologico che tematico-applicativo: la contestualizzazione teorica farà da cornice all’approfondimento di alcuni casi studio ritenuti emblematici ed esemplificativi per le tematiche affrontate.
È prevista un’esercitazione di carattere analitico meta-progettuale, volta ad esemplificare l’approccio metodologico proposto nonché a consolidare i concetti teorici e le suggestioni applicative.

Raffaella Trocchianesi, Davide Spallazzo

Rappresentazione e codifica delle risorse multimediali

Il corso introduce alla rappresentazione digitale delle informazioni multimediali (audio, immagini, video), insieme con elementi di base inerenti le codifiche (non compresse, compresse lossless e lossy) per ognuna delle tre componenti.

►Goffredo Haus (Dipartimento di Informatica, Università degli Studi di Milano)

Sistemi di gestione delle basi di dati

L'insegnamento illustra i benefici che i sistemi di basi di dati relazionali possono offrire nel campo delle Digital Humanities. Lo studente apprenderà come progettare la struttura di una base di dati (database) per la memorizzazione efficiente ed efficace di dati relativi a una specifica realtà di interesse. È previsto lo studio del modello relazionale dei dati con i relativi vincoli, così come la presentazione delle principali funzionalità offerte dai sistemi di gestione delle basi di dati (DBMS - DataBase Management System). Inoltre, lo studente apprenderà le possibili modalità di interazione con una base di dati per realizzare operazioni di estrazione e manipolazione dei dati (inserimento, aggiornamento, cancellazione). È previsto lo studio del linguaggio SQL (Structured Query Language) mediante il quale si analizzeranno esempi e scenari di utilizzo per reperire i dati appropriati rispetto a uno specifico criterio di selezione. Infine, saranno discusse le principali analogie e differenze tra i sistemi relazionali di basi di dati e i sistemi non relazionali di recente affermazione (i cosiddetti sistemi No-SQL).

►Stefano Montanelli (Dipartimento di Informatica, Università degli Studi di Milano)

Tecniche di analisi dei dati e Big data

L’attuale evoluzione del mercato richiede metodologie di sviluppo agili e incrementali. Le funzionalità che una applicazione deve poter realizzare emergono con la distribuzione e l’adozione dell’applicazione stessa e devono poter essere progressivamente integrate in nuovi contesti applicativi. In questi casi le basi di dati a supporto dell’applicazione devono essere in grado di evolvere con essa, supportando la rappresentazione di nuovi dati senza invalidare quelli precedentemente in uso.
I database a grafo offrono uno dei modi più intuitivi ed efficienti di generare e navigare strutture dati seguendo le rappresentazioni del mondo reale, esplorando le relazioni tra elementi ed aggiornando la conoscenza di sistema in modo fluido. I grafi consentono di attingere da fonti eterogenee per semantica e formato consentendone la coesistenza. I grafi infine si adattano sia ad una rappresentazione concettuale del dominio che alla definizione di formati di dati direttamente consumabili dalle applicazioni software. Imparare a modellare grafi è quindi un modo per imparare a mettere in comunicazione progettisti e sviluppatori. Una delle competenze oggi più richieste dal mercato.

►Valerio Bellandi (Dipartimento di Informatica, Università degli Studi di Milano), ►Paolo Ceravolo (Dipartimento di Informatica, Università degli Studi di Milano)